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martedì 5 luglio 2016

Campanelle Tibetane






Avevano entrambi gli occhi di chi non vuol credere che il mondo sia una fogna. Lui portava al polso l’orologio del padre, aveva la sua donna e quel buco di casa. Lei portava al collo la catenina della Prima Comunione, aveva il suo uomo e quel buco di casa. A nessuno dei due serviva altro e nessuno in paese si capacitava del fatto che non servisse loro altro. Lui barattava tutte le mattine  il suo tempo in cambio di un’elemosina travestita da lavoro, attendeva che al supermercato regalassero la roba al limite della scadenza e tornava a casa con il necessario per una cena decente. Lei puliva, stirava, metteva in ordine. Aspettava che il suo uomo tornasse dal lavoro. Quella sera nessuno venne ad aprire e l’ufficiale giudiziario fu costretto a far intervenire la forza pubblica. Quel buco di casa era perfettamente in ordine. La tavola apparecchiata, la candela accesa, due bicchieri di vino nemmeno toccati. Le campanelle tibetane tintinnavano in terrazzo. L’orologio e la catenina, stesi sul letto, brillavano alla luce delle insegne della sera. Sembravano felici, come non avessero avuto bisogno d’altro.






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