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lunedì 7 maggio 2012

DiVersi


La risposta è complessa, ma può agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l'angoscia dell'essere diviso, dell'essere soltanto una parte dell'unità che, dal momento del concepimento, non è più esistita; insomma, la coscienza e l'angoscia dell'essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva.
La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l'abitudine di chiamare "diversi".

(Giovanni Testori)




1 commento:

  1. la solitudine dei numeri primi...la solitudine di chi non si allinea, ma pur soffrendo va avanti coerente per la propria strada.
    l'è dura...però.

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