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giovedì 3 febbraio 2011

morire per sbaglio

Bevi, ti droghi. E' domenica sera. Sali in macchina, ma non sei in te. Ti infili in una stradina sterrata per sbaglio, perché ti sei persa. Non sei in grado di ragionare, non sei in te. Ti impantani. Telefoni ai carabinieri. Scendi dall'auto. Scivoli nel fango. Ti bagni. Ed è gennaio, fa freddo e tu sei completamente flippata. Ti rialzi. Non sei in te. Un bosco. Ti togli il maglione bagnato. Forse cammini ancora, forse ti fermi. Fa freddo e tu, in fondo, hai  venticinque anni ed eri uscita solo per fare un po' di casino con la tua amica. Fa freddo. Non sei in te. Muori. Di freddo. In un bosco. Una domenica sera. E te ne vai da te, una volta per tutte. Così, quasi per sbaglio.

7 commenti:

  1. Sai che ascoltavo oggi sta notizia.

    Scritto così è quasi poetico...sembra un racconto dark horror decadente. Invece Elisa...per altro...che nome...è morta sul serio.

    Triste, nessuna morte è allegra ma così sa di abbandono.
    Tu un po' sai come la penso sono cinica e cruda sulle droghe perciò dico solo che la gente dovrebbe smettere di farsi per disfarsi.

    Un esercito di assenti che volevano solo....far casino.

    Ciao nebbiolino

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  2. a me 'ste storie mettono addosso un gran magone perché vuol dire che, a 25 anni, sei sola. E ce ne sono tanti, troppi. Sei sola anche se sei uscita con la tua amica. Sei sola anche se hai 200 amici su Facebook.

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  3. Si, plausibile. Non corrispondente al bisogno di horror necessario al potere, che ha bisogno di dare, a chi sta, solo, dentro casa, l'impressione di essere dalla parte di quella "polizia" immaginaria che combatte gli spettri delle mente priva di autonomia.

    Si può essere soli con in casa 4 estranei reattivi solo agli argomenti proposti dalla tele, con 200 amici su FB, con 300 amici che parlano con te in giro per locali. Tutti che parlano di cose indotte da qualcosa che avverti alieno. Nessuno che dice qeulle semplici parole che farebbero bene alla tua anima.

    Si.

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  4. ormai è tutto globalizzato, anche la solitudine. I social network sono serviti solo a legalizzarla.

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  5. La mia impressione è che i social network siano una vetrina che offre delle immagini false e contemporaneamente pone dei seri problemi di privacy.
    Il lato subrdolo è che qeuste immagini false possono essere scambiate per vere in quanto si ritiene, per ignoranza, che le "fotografie" sono "verità".
    Per fare un esempio, se io mi faccio fare una foto al mare, sull'asciugamano, sorridente, con in testa un cappello di paglia... qeulla è un immagine falsa. Io non uso, abitualmente, cappelli di paglia e quanto al sorridere, non lo faccio mai così, gratuitamente, per perenne spensierata predisposizione alla vita, come una fotografia, nel suo rendere eterno un istante, potrebbe mostrare.
    Per qeusto motivo sono più propensa verso forme dichiaratamente metaforizzate. E' un modo di giocare a carte scoperte. So che qualcuno può trovare paradossali queste affermazioni, ma insisto: se ci si ostina a interloquire con l'ipotetica "me" sorridente e con il cappello di paglia in testa, si sta solo parlando con un fantasma. La solitudine del social network è questa: troppe immagini prefabricate disponibili a disposizione di chi vuole fabbricarsi un immagine fantasma. Ma non è un problema esclusivo del network. La cosiddetta reltà mi pare offra le stesse cose e noi abbiamo troppa fiducia che i nostri oggetti esprimano una personalità.

    La personalità si esprime con l'arte, quindi con le immagini dichiaratamente false. Ma per parlare di arte, occorre acquisirne i linguaggi. Ma chi ha motivazione prima o poi trova il suo, di linguaggio. La personalità che conduce allo stato d'animo che tu hai tracciato nel tuo post, a mio parere, se avesse potuto esprimere quella cosa che immagino non riuscisse a dire, non sarebbe morta.

    E' una mia idea, eh.

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  6. Non me ne capacito.
    La cosa che mi lascia attonita, disgustata e che trovo profondamente inquietante è il fatto che, per quanto, sia stata irresponsabile (e chi se ne potrà discutere mille anni) la ragazza, ha contattato i carabinieri... Possibile che nel 2011 non si riesca a soccorrere nell'immediato?
    Nelle mani di chi siamo?
    Mah? Meglio che mi fermo qui.

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  7. vedo che ha toccato tutti perché è la metafora di una situazione reale e disperata. Dentro quella storia assurda c'è tutto e se ne potrebbe discutere per anni.

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