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venerdì 24 dicembre 2010

PoESIA di naTALe

Vivo come un monaco. Vivo più di testa che d’azione. Poche visite, ben selezionate. Mangio, dormo, cago e osservo. Impronte per terra, fotografie in bianco e nero e film dell'orrore, sorrisi mai spenti, addii e incontri fortuiti. Ho i cassetti pieni di roba, di gente. Non ho più spazio. 
Che noia gli addii. E anche gli incontri.
E chissà se ho fatto bene o se ho fatto male.
Chissà se ho fatto del bene o se ho fatto del male.

Caro Babbo Natale non mi serve nulla, non ho proprio posto, l'ho già detto, ma se passi da 'ste parti e ti avanza un Kalashnikov lasciamelo giù che magari mi serve.
Poi te lo ridò.

3 commenti:

  1. Oggi e domani...e poi finalmente più patine.

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  2. Secondo me una luce come la mia ti ci voleva.

    Leggevo che quel fucile pesa un sacco e ha il difetto che si surriscalda e a volte implode, tant'è che lo tengono sulla testa per sparare. Naaa pessima scelta.

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  3. Si dovrebbe far pulizia dentro di noi per accogliere il nuovo, poi passare a scandagliare armadio, cassetti e sotto il letto. Ma per cosa? Nel mio caos trovo sempre tutto.
    E l'ultimo chiude la porta.

    Auguri Babbo, l'unico insieme ai bambini che è rimasto a credere nelle feste. Ecco perchè i grandi le sentono evaporate...

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